Battaglioni neonazisti in piazza contro il Donbass

 

Fabrizio Poggi, 05.07.2015, “Il Manifesto”

Ucraina. Manifestazione anti-russa a Kiev. Il presidente ucraino Porošenko: «Pace senza alcun dubbio» Intanto spara sui villaggi e manda le truppe a nord

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Il presidente ucraino Porošenko

 © Reuters

 

 

Circa 4mila mani­fe­stanti (mille secondo la Bbc) di Pra­vyj sek­tor e dei bat­ta­glioni neo­na­zi­sti Azov e Ajdar, sono tor­nati in piazza a Kiev nei giorni scorsi per l’annuale “Mar­cia del prin­cipe Svja­to­slav”, chie­dendo la «nazio­na­liz­za­zione delle imprese russe, la rot­tura delle rela­zioni diplo­ma­ti­che con Mosca e l’offensiva nel Don­bass». Nono­stante il «carat­tere paci­fico, di ammo­ni­mento» attri­buito alla mani­fe­sta­zione, i par­te­ci­panti hanno detto che non sop­por­te­ranno ulte­rior­mente il ces­sate il fuoco e chie­sto che il governo rinunci agli accordi di pace e passi all’attacco degli inva­sori russi.

Porošenko non ha certo biso­gno degli inco­rag­gia­menti dell’estrema destra per bat­tere il tasto dell’invasione russa. Se a mag­gio aveva par­lato di 11mila uomini e poi, a giu­gno, li aveva ridotti a 9mila e quindi, pochis­simi giorni fa, di nuovo gio­strati a 50mila, ecco che a ini­zio set­ti­mana in un’intervista al Cor­sera aveva mol­ti­pli­cato euca­ri­sti­ca­mente a 200mila i sol­dati russi nel Don­bass. Com­pas­sio­ne­vol­mente, la russa Rt si limi­tava a notare che né Osce, né Dipar­ti­mento di Stato Usa hanno notato una tale armada russa in Ucraina.

Ma venerdì, per l’anniversario dell’occupazione ucraina di Sla­v­jansk e Kra­ma­torsk, Porošenko è stato cate­go­rico: «Senza alcun dub­bio, noi siamo per la pace. Ma non per la pace a qual­siasi prezzo. Noi non lasce­remo nem­meno una zolla di terra ucraina». E con reto­rica da avan­spet­ta­colo «la libertà batte nel cuore del popolo ucraino come nel popolo ame­ri­cano. “Vivete liberi, oppure morite” era il pro­clama della rivo­lu­zione ame­ri­cana, che oggi è lo spi­rito dei sol­dati ucraini con­tro l’aggressione russa», ha scritto su Facebook.

C’è di che com­muo­versi, soprat­tutto leg­gendo che men­tre la Repub­blica di Done­tsk annun­cia la crea­zione di una zona demi­li­ta­riz­zata pro­fonda 5 km e una zona di sicu­rezza di 30 km a Širo­kino, est di Mariu­pol, i fau­tori della “pace senza alcun dub­bio” di Kiev inten­dono pren­dere il con­trollo dello stesso Širo­kino. Su Inter­fax, le parole ieri del con­si­gliere del Mini­stro degli interni ucraino, Ški­r­jak, secondo cui l’uscita delle mili­zie dal vil­lag­gio non sarebbe che una mossa tat­tica tem­po­ra­nea e il passo di Kiev si rende quindi obbli­gato. Altret­tanto obbli­gato come ber­sa­gliare con i mor­tai vil­laggi nella Repub­blica di Lugansk o il bom­bar­da­mento con arti­glie­rie pesanti di Sakhanka, più a est di Širo­kino, o il dispie­ga­mento di mezzi e truppe verso il nord di Lugansk.

Qui l’intelligence mili­tare della Novo­ros­sija ha inter­cet­tato con­ver­sa­zioni tele­fo­ni­che di mer­ce­nari stra­nieri: croati, polac­chi, lituani, nor­ve­gesi, sve­desi, danesi e tede­schi. «Qual­cuno li paga — ha detto il vice Mini­stro della difesa di Done­tsk, Basu­rin — e non per pren­dere il sole, ma per ucci­dere popo­la­zione paci­fica». “Senza alcun dubbio”.